Nulla o quasi nulla  di cio’ che capita sullo schermo potrebbe accadere qui da noi, mi dicevo tra me e me mentre scorrevano le colorate immagini e le irriverenti battute di Juno.
E non c’entrano solo le leggi dello stato, che di laico ha pochino, soprattutto  quando si parla di certe materie: c’entra anche la testa della gente, c’entra l’idea di rispettare col cuore le ragioni e le scelte degli altri,  qualunque esse siano.
Juno parla del coraggio di NON prendersi le proprie responsabilita’,  non come le intendono gli altri per lo meno, scelta molto piu’ difficile che far finta di prendersele, e poi scaricarle su persone colpevoli solo di esser
nate per il motivo sbagliato, o nel momento sbagliato.
O di
decidere ben oltre la saggezza dei propri anni, frase valida un po’ a tutte le eta’.
O semplicemente e’ una ventata d’aria fresca in un’annata in cui le opere morali al nero come No country for old men o Before the devil knows you’re dead ci avevano certamente  saziato l’intelletto ma incupito altrettanto  l’anima.
Oppure e’ una deliziosa partitura corale per attori seriali, come avevo gia’ scritto qualche tempo fa.

C’ e statoun lungo attimo in cui  ho temuto che nel finale la sceneggiatura di Diablo Cody potesse andare sul facile, sul gia’ visto, sul sentimentale a buon mercato, e invece sono stato piacevolmente smentito.
Alla fine ci siamo ritrovati piacevolmente davanti un giardino a canticchiare con i protagonisti, e a pensare che dopotutto non e’ detto che la vita sia sempre una merda come dicono gli adulti.

E a pensare che per renderla migliore spesso basta solo aver un po’ di piu’ di fiducia, fiducia negli altri, nel mondo, nella possibilita’ irrinunciabile che sperare in meglio a volte basti a cambiare le cose, o piu’ semplicemente a cambiare il nostro modo di vederle. Che e’ gia’ tanto.