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A parte rimandarvi  ai due articoli su True Blood e The Mentalist che trovate su TV-zone, e a ricordarvi che stasera comincia Studio 60 on the Sunset Strip su RED TV, parliamo di qualcosa di veramente serio ….


… e quindi parliamo di Whedon e del suo  DollHouse, che con l’episodio numero 1.06, quel Man On The Street che fino adesso e’ l’episodio da battere come qualita’ di messa in scena e come tematiche di fondo,  ha fugato tutti i dubbi iniziali e si sta dimostrando come una delle migliori serie in circolazione, confermando una volta di piu’ (come ce ne fosse bisogno) l’enorme talento del suo autore.

E non ci eravano ancora ripresi dalla bellezza di un episodio come Needs, che proprio nell’ultimo episodio, Haunted, viene esplorata ancora un’altra delle infinite possibilita’ e potenzialita’che la tecnologia che sottende alle Dolls puo’  contenere, e anche una delle piu’ inquietanti viste finora, sia da un punto di vista umano che da quello etico: la vita dopo la morte.

Succede infatti che alla morte di Margaret,  una ricca amica di Adelle, (una sempre piu’ convincente Olivia DeWitt, il cui personaggio ha svelato nuovi ed ineplorati aspetti nel recente A Spy in the House of Love), la sua personalita’ e i suoi ricordi, preventivamente memorizzati nel computer della DollHouse, vengano riversati nel corpo di Echo, (una Dushku sempre piu’ in forma smagliante… )  che si ritrova cosi’ coinvolta in prima persona in un intrigo giallo riguardante l’eredita’ della defunta, e in un melodramma alla "Ghost" visto che difatto incarna una persona morta che va a visitare dall’aldila’ i suoi cari,  figli, fratelli e giovane marito devoto, per trasmettere loro in qualche modo un messaggio, e per riappacificarsi con il ricordo che lascera’ in loro prima di andarsene definitivamente.
Particolarmente toccante il momento del saluto finale, quando e’ sulla poltrona per la cancellazione finale dei ricordi, in cui domanda ad Adelle, in lacrime,  se durante il processo vedra’ scorrere davanti ai propri occhi tutta la propria vita.

Notevole peraltro anche la trama parallela, che nella sua apparente leggerezza ci mostra la profonda solitudine e la malinconia di un personaggio apparentemente cinico come Topher, il geek programmatore delle Dolls, quando gli viene concesso (di tanto in tanto, come dice con un’inaspettato tono materno la gelida Adelle) di caricarsi una Doll come compagno di giochi e per un appuntamento galante, incarnata da un’altra convincente interpretazione della Sierra. di Dichen Lachman

Un’altra perla che ci ha regalato  il genio di Joss Whedon, in attesa del prossimo episodio, Briar Rose, in cui  ritroveremo come guest star un certo browncoat la cui morte in Serenity ci ha fatto infuriare, e mica poco …
Vero Ashura ?