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Attenzione, il testo contiene spoiler

Con il secondo episodio di DollHouse, The Target,  visto ieri sera, si comincia a delineare meglio la natura della serie, e sembra che si cominci a fare sul serio dopo la parziale delusione del primo episodio, ovvero quel Ghost che  a dir la verita’ mi aveva lasciato un po’ tiepidino.
Con la serie  gia’ a rischio di chiusura  e con il 12 episodio che si chiamera’  in maniera sibillina  Omega, sembra che l’ultima fatica del maestro Whedon, che verra’ giustamente insignito del prossimo Bradbury Award per i suoi 
indubbi meriti di sceneggiatore, abbia un percorso in salita ma d’altronde dopo Firefly ci siamo abituati.

L’episodio in se’ e’ puro Whedon: bastano solo il volto di Fred, pardon Amy Acker,  sfregiato dalla furia di Alpha e il cinismo raggelante dei capi della DollHouse, che sia come organizzazione che come uffici ricorda molto da vicino la Wolfram & Hart di Angel, a settare una sensazione di disagio e a metterci nei panni di Echo, protagonista finora assoluta.
Ed e’ proprio Eliza Dushku che forse rappresenta la vera incognita della serie, dal momento che proprio sulla sua duttilita’ ad interpretare ruoli sempre diversi si basa la crediblita’ della storia nonche’ del suo personaggio, a meno che nei futuri sviluppi la trama non diventi piu’ corale di quello che e’ stata finora, portando alla ribalta altri personaggi, tipo quella Sierra che si intravede appena alla fine dell’ultimo episodio ma che ci e’ gia’ molto simpatica …

Quel che certamente non manca a questo secondo episodio sono  azione e colpi di scena, e il tema della preda-cacciatore e’ ben sviluppato ed inatteso, soprattutto per chi non ha letto nulla … a volte non spoilerare ha i suoi vantaggi.
Si comincia a delineare meglio il rapporto tra Echo e Boyd, molto simile a quello osservatore/cacciatrice,  e viene chiarito a causa di quale "incidente" quest’ultimo sia arrivato, con un chiaro riferimento a Blade Runner quando di fronte al cadavere squartato del suo predecessore, alla battuta del dottore
 – Era uno bravo -,   Boyd risponde con un certo cinismo  – Non abbastanza -.
Cosi la casa di bambola comincia a prendere forma e le bambole o Attivi,  i cosiddetti  "volontari" che lavorano per la ditta e che portano come visto il nome dell’alfabeto fonetico Nato , cominciano a prendere forma di personaggi reali, ed ovviamente come previsto Echo comincia ad acquisire coscienza di se’,  malgrado le "cancellazioni" in stile Total Recall o Eternal Sunshine, con quel gesto finale che per un’appassionato Trek come me non puo’ non ricordare il saluto Klingon.