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Si,   e’ vero che Intrigo a Berlino e’ un film inutile, come dice giustamente qualcuno.
E anche eccessivamente formale, inopportunamente citazionista, soprattutto nelle atmosfere e nel posticcio  finale simil-Casablanca.
Pero’ la materia di cui tratta The Good German, titolo originale che trovo piu’ appropriato per la vicenda, e’ talmente incandescente, anche se persa nelle nebbie di un passato che sembra molto remoto ma in realta’ non lo e’ affatto, da spingere altri a dire che invece no,  e’ opera di denso valore morale, perche’ dipinge il vuoto etico della nostra epoca, sorta proprio dalle macerie dell’ultimo conflitto mondiale.
Perche’  la storia che racconta, quel famoso "segreto" da nascondere anche  a costo della vita di scomodi testimoni, come il marito di Lena Brandt, una Cate Blanchett mora che rifa’ da par suo la Marlene Dietrich dei tempi d’oro, e’ realta’ storica conclamata, anche se forse nota ad una  cerchia di persone abbastanza ristretta.
Una verita’ fatta di persone e luoghi, persone come  Werner Von Braun e luoghi come il  campo di concentramento di Camp Dora, sorto nelle vicinanze dello stabilimento di Mittelwerk, per fornire manovalanza di lavoratori schiavi al progetto della costruzione delle V2, la VerweltungsWaffe (letteralmente "arma della vendetta")  primo esempio di applicazione della scienza missilistica in campo bellico, un’arma che contrariamente a cio’ che si crede provoco’ relativamente pochi danni agli inglesi e fu utilizzata dai tedeschi piu’ che altro come arma di rappresaglia per gli  ingenti danni subiti durante i bombardamenti alleati.
Una storia che parla di 25.000 prigionieri, morti per denutrizione, violenze continue e malattie, costretti a lavorare e vivere in una fabbrica costruita nel cuore di una montagna per sfuggire ai bombardamenti degli alleati, dopo che il precedente impianto missilistico, situato a Peenemunde, era stato pesantemente bombardato dall’aviazione inglese ed americana.
Una vicenda oscura, dove gli americani pur di assicurarsi il genio di Von Braun e soprattutto sottrarlo ai russi, chiusero entrambi gli occhi sulle colpe, molto piu’ vere che presunte, dello scienziato tedesco che era destinato a diventare il capo del progetto missilistico statunitense, che produsse da un lato la conquista della Luna, e dall’altro i missili a testata nucleare che portarono il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale durante la guerra fredda.
Una vicenda che ci spinge a farci domande sul prezzo del progresso, e quando e quanto esso sia "sostenibile"  e perche’.
Domande che si pone e a cui cerca di dare risposte anche il bel libro che ho appena finito di leggere, e cioe’ "Gli Scienziati di Hitler- la scienza, la guerra, e il patto con il diavolo" di John Cornwell, che illustra lo sviluppo scientifico sotto il Terzo Reich, e le sue influenze sul presente.
Un libro divulgativo e di facile lettura che parla di fatti, di persone,  delle loro scelte morali e delle loro motivazioni, che ritengo per molti versi illuminate e senza dubbio stimolante e che mi sento di consigliare per coloro che intendono conoscere una parte di storia che molti, come me, conoscono per sentito dire, o da vaghi ricordi della scuola superiore.