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Ieri sera  s’e’ conclusa su Italia 1 la prima stagione di Veronica Mars, con la verita’ sull’omicidio dell’amica del cuore Lilly Kane, dopo  che nell’episodio precedente era stata fatta luce sullo stupro ( spoleiro: o presunto tale…subito dalla biondina di Neptune ……..
E stasera, siamo pronti per partire con la seconda serie, in cui vedremo se lei e Logan ritorneranno a tubare dopo che lei pensava che lui…vabbe’ guardatevi la serie che poi capirete…
Un finale altamente drammatico, per una serie che viaggia piacevolmente tra il dramma e la commedia adolescenziale,  con puntatine gialle per mantener desta l’attenzione e talvolta persino horror (le apparizioni di Lilly morta…) anche se sul finale mi e’ parso un po’ troppo melo’ ed insistito….qualche "perche’ tu sei il mio papa’ e io ti voglio bene" se lo potevano pure risparmiare… ma si sa che, come ha detto anche lei all’inizio della serie, Veronica Mars e’ una tenerona… (in orig , "Veronica Mars is a marshmallow").
Ma non vi rattistate, che stasera alle 20.10 si riparte con la seconda, eh ?

E parlando di finali di serie, si e’ purtroppo conclusa definitivamente negli Stati Uniti una delle serie (IMHO) piu’ importanti per la televisione di tutti i tempi,  americana e non, e che Ashura ed io abbiamo seguito con affetto, con costanza, con passione e con partecipazione per le sorti dei protagonisti,  come non succedeva dai tempi di Mulder e Scully, o di Picard, Data  & Co.
Sto parlando naturalmente di The West Wing, giunta qui in Italia alla terza stagione su Fox, e di cui non vedo l’ora che esca in cofanetto la settima e conclusiva stagione,   tanto che ce l’ho gia’ nel carrello su Amazon inglese, stagione in cui finalmente vedremo la conclusione delle elezioni presidenziali ed il duello tra Alan Alda (un film su tutti,  MASH di Altman…), il candidato repubblicano Arnold Vinick, e il candidato democratico Matt Santos, interpretato da Jimmy Smits, noto al grande pubblico delle serie per il  suo ruolo del detective  Bobby Simone in NYPD Blue,che alcuni ricorderanno nei panni dell’"amico" di Ellen Barkin in "Nei Panni di una Bionda" di Blake Edwards.
La serie vanta un cast di attori, protagonisti e non, che definire stellare e’ poco, visto, che oltre agli attori gia’ citati comprende Martin Sheen (Apocalipse Now,  Wall Street) nei panni del presidente Jed Bartlett,  Stockard Channing (indimenticata Rizzo di Grease…) nei panni della First Lady, un redivivo Rob Lowe, e poi Tim Matheson, Gary Cole, Ron Silver, Oliver Platt, Marlee Matlin, Mary Louise Parker  e Lily Tomlin,  e caratteristi di razza come Allison Janney, John Spencer, Bradley Whitford, Richard Schiffer, solo per citare alcuni membri dello staff del presidente.
Ma a fronte di tanta abbondanza e bravura, la cosa che piu’ lascia stupiti e’ che la qualita’ della serie risiede nel tocco di Aaron Sorkin, creatore ed orchestratore di storie, dialoghi e vicende umane, tanto avvincenti ed appassionanti da rendere non solo guardabile, ma interessante e stimolante uno show basato tutto sulle vicende, umane e politiche,  del Presidente degli Stati Uniti ( o POTUS, come viene chiamato in gergo) e del suo staff, attraverso due legislature di battaglie vinte e perse, per terminare con la campagna elettorale che ne determinera’ il successore.
Sorkin, dal genio che e’,  ha l’abilita’ di creare degli instant-classic, e lo ha dimostrato in precedenza sia con Codice d’Onore (A Few Good Men), che con Il Presidente, una storia d’amore, (the American Presidente di cui ha firmato entrambe le sceneggiature, la prima tratta da una sua commedia teatrale,  due esempi (il primo piu’ riuscito) di come si puo’ coniugare il cinema d’impegno civile, dare lezioni morali, e intrattenere con una commedia sofisticata alla maniera della Hollywood degli anni d’oro, quella di Cary Grant e di James Stewart, e di Spencer Tracy e Kathryn Hepburn.
Attori che non ho citato a caso, perche’, se da un lato nella Casa Bianca di Sorkin si respira un’aria decisamente alla Frank Capra, tutta idealismo, democrazia, passione ed ottimismo, con particolare riferimento a quel "Mr Smith va a Washington" con protagonista Jimmy Stewart,  dall’altro i botta e risposta continui lungo i corridoi (chiamati Wall-and-Talk, un vero marchio di fabbrica di Sorkin…) dell’ala Ovest tra Josh e Donna, (rispettivamente vice-capo dello staff e sua segretaria…c’e’ del tenero tra i due, ovviamente) o tra Toby e Sam ( direttore e vice-direttore alle comunicazioni, detti Batman e Robin….) rimandano direttamente agli intelligenti e continui battibecchi tra la Hepburn e Tracy.
Un show che mi ha interessato alla politica americana, alla sua costituzione, che mi ha fatto seguire con passione le vicende delle primarie prima e della campagna elettorale Bush-Kerry, che mi ha dato uno sguardo interno su una nazione ricca, complessa e piena di contraddizioni, da amare ed odiare allo stesso tempo, che mi insegnato, una volta di piu’, che occorre conoscere a fondo qualcosa prima di aprire bocca ed emettere sentenze dettate da odio o partito preso,  che mi ha mostrato cosa puo’ essere una democrazia al suo meglio, e che c’e’ anche un’altra America oltre a quella di Bush e delle bombe e dei neo-con … che mi ha mostrato cosa possono essere le persone appassionate, anche se di parte avversa, che mi ha fatto addentrare nel loro incredibile labirinto di sigle e acronimi come DOD, OEOB, OMB, e DNC e PTA e mille altre…
In  breve un classico esempio di quello che gli anglosassoni con un neologismo definiscono Infotainment, o Edutainment, quell’insegnar divertendo, o divertire intrattenendo, se volete a volte un po’ troppo retorico, o didattico, ma certamente molto efficace, divulgativo, ed importante, soprattuto per i giovani, che qui da noi in Italia e’ ancora oggi, tristemente, fantascienza.

*riferimento al titolo originale dell’ultimo episodio di Star trek – The next Generation