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Dal commento al post la strada e’ breve e cosi’, ispirato dall’amica dotta e glotta, mi ritrovo di fronte al word wrap, gergo misterioso che evoca parole impacchettate ed appese all’albero della conoscenza, in attesa di essere regalate alla prima festa e consumate avidamente da giovani menti affamate di sapere, oppure lasciate li’ a languire da uomini stanchi di parlare, contenti del mucchietto di sillabe vuote che rimasticano con consumata mestizia e che stanchi si trascinano tra lettere sparse ai bordi della pagina.
E allora immagino fiocchetti attorno alle a e alle o, nastrini a forma di s che decorano centri tavola di conversazioni ridondanti e vacue, con vassoi di aggettivi fioriti e variopinti che adornano tavole imbandite di prosopopea in salmi, e di dialettica marinata, con contorno di figurine retoriche lessate e aromi tonali vari, sparsi accenti di varia gravita’ fonetica e lirica.
Un banchetto consumato in punta di labbra e farcito di punti d’interiezione, con proposizioni sparse a carattere temporalesco e improvvisi addensamenti di parentesi quadre, tonde e graffe,  con densi piovaschi nelle regioni piu’ interne  di allitterazioni preponderanti per parecchie pianure prospicenti, con ossimori caldi e gelati e metafore grevi come incudini, quando non nere come pece.
e stanco mi avvio verso un declivio di declinazioni verbali, normalmente irregolari, memore dell’esperienza di notti risplendenti come coniugazioni stellari e di giorni passati,  remoti o prossimi, ma mai trapassati, forse fuuri, quasi anteriori, ma mai e poi mai condizionali, perche’ imperativi nel loro transire effimero, e polimero, quasi PLASTICO….

….ascolta, piove…