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Poi ti ritrovi li’, con l’apparecchio in mano, a chiederti come tu sia riuscito a viaggiare nel tempo dal tuo posto di lavoro, in un pomeriggio qualunque di gennaio, quando l’anno sembrava un anno cominciato come tutti gli altri
E’ bastata l’irruzione nel tuo quieto continuum spazio-temporale di una anomalia imprevista, la visita di una persona che non vedevi da mesi, per catapultarti in una dimensione where time and space collide e ti ritrovi a parlare con una voce che non sentivi piu’ da anni  e che non pensavi piu’ di sentire perche’ un giorno avevi pensato bene di sparire sperando che nessuno ti venisse a cercare…
E adesso parli col passato e ringrazi il buon vecchio Albert e il suo compagno di merende  Stephen, che ti hanno insegnato che la tana del verme esiste e che magari forse è anche all’origine dell’universo, e ringrazi anche gli incroci del destino che nei corsi e ricorsi della storia, universale  o personale che sia, ci ricollega tutti nell’eterno balletto cosmico, come diceva l’omino con le orecchie a punta in visita a Springfield
Forse rinascera’ un’amicizia, non so, o quanto meno una consuetudine che da tempo avevi perso, o piu’ importante di tutto ti sara’ data l’occasione di ricucire uno strappo che era li’ da qualche parte e che (forse) non sentivi piu’ perche’ la pienezza del resto riesce a volte a coprire i buchi del passato
Ebbene si’, ora lo so, la macchina del tempo esiste, e non c’e bisogno di una delorean, o di una cabina telefonica rossa o delle turbina di un jet, e’ sufficiente un po’ di plastica e di chip assemblati in qualche  oscura fabbrica di hong-kong….